Qualcuno scorse il frutto acerbo ma poi scosse il tronco e il frutto cadde e questo è il canto di chi non cantò e di aver voce non si accorse. Mai venne a patti con il suo destino lui con il caso non aveva intesa ed era fuori tono il suo violino e la sua corda troppo tesa. Ed intonò la voce in "la" la nota non andò più in la ma questo accordo poi non risuonò non ispirò, non provocò nessuno di certo il cane non reagì il gatto pure. E’ buffo sì, buffo davvero, ma provò a scherzare ma non ci riuscì nemmeno il vino lo assaggiò, il gusto neanche lo sentì. E si arrischiava in discussioni oziose ma molto piano e con maggior timore stillava l’anima attraverso i pori con mille gocce di sudore, sudore. E sul quadrato cominciò il duello senza però nessuna idea di qualche regola, trucco o tranello, l’arbitro poi non dava il via. E lui puntò all’estremità non si fermò neanche a metà non capì il falso nè una verità lei fu la sola e neanche lei amò del tutto mai, non amò mai, non amò mai. E’ buffo sì, buffo davvero ma andò più in su ma non volò soltanto un poco si affrontò mancò, ciò che mancò, sempre mancò, tutto mancò. Fu il servitore di uno stile puro dico sul serio non è falsità sciveva versi sulla neve e poi la neve svanirà, si scioglierà. Ma continuò la grande nevicata gettava versi sul tappeto lieve lui rincorreva a bocca spalancata cristalli di grandine e di neve. E lui salì sul suo landò ma non ci andò, là non ci andò, non ci andò e non riuscì la fuga il volo, la cavalcata non finì il toro, sua costellazione nella vita lattea muggì. E’ buffo, sì buffo davvero ma mancò la nota dopo il "la" per una nota d’un secondo solo non volerà, non volerà, non volerà, non volerà. E’ buffo sì, che storia buffa e amena certo per me, per voi non so trotta il cavallo e il merlo plana chi pagherà, chi pagherà, chi pagherà?
© Sergio Secondiano Sacchi. Traduzione, 1992
© Franchesco Guccini. Canto, 1993
© Eugenio Finardi. Canto, 2008